
Partendo da Verona non mi aspettavo nulla. Nemmeno mentre cenavo ad un’ora assurda (le 18:30, nemmeno all’ospizio… Maledetto mal d’auto!). Sulle mie spalle pesava una mezza frase da chi li ha visti a Saint Malo e un’ansia gigantesca al pessimo ricordo degli Explosions in the sky nello stesso locale che mi ha segnato a vita. All’arrivo scoprire un’età media over 25 e un’altezza media under 1.70 m mi ha fatto tirare il primo respiro di sollievo.
Prima della “bella estate” del 2007, stagione di SOLO post-rock e di ritmi di vita iper-cinetici, non sapevo nemmeno dell’esistenza di questo straordinario gruppo di Chicago e di uno dei primi CD della mia top ten (TNT). Il principale motivo di attrazione per questo gruppo è il dominio della base ritmica, o più specificatamente l’uso abbondante del vibrafono, che nella mia personalissima ottica me li avvicina talmente alle sperimentazioni di Miles Davis e in alcuni momenti all’aggressività del hard bop. E questo stretto legame col jazz non si vede solo qualitativamente nelle composizioni del suono, ma anche sostantivamente negli strumenti utilizzati.
Mi sono infatti sentita un pistolotto di mezz’ora sulle due (ben due, cavolo) batterie messe proprio di fronte a noi (esatto, anche visivamente i Tortoise volevano farci capire la predominanza del ritmo in tutto ciò che fanno) dal mio amico batterista, il primo a cui avevo detto di questo concerto, ancor prima di chiedere il biglietto al fidanzato come regalo di compleanno anticipato.
Quel sms annunciava la mia morte imminente per eccesso di gaiezza. Gaiezza che mi ha veramente ucciso con due ore di concerto, 3 bis e The Suspension Bridge on the Iguazù Falls, Salt the Skies versione cattivissima e I Set My Face on the Hillside una dopo l’altra, tanto che non riuscivo più a prendere fiato.
Al termine dell’ultimo bis mentre la schiena urlava dal dolore e Parker (che somiglia tantissimo a Dizzy Gillespie) salutava con la manina, io più che soddisfatta volevo solo latte e biscotti e poi dormire, desiderando di poter avere la possibilità di vederli il giorno seguente a Milano. La possibilità non c’è stata ma ho rivisto parte del concerto in sogno durante la notte. Direi che è sufficiente.
E dato che la vita è (anche) desiderio, ora voglio fare la 28enne decadente a un concerto dei Decemberists.
Io dovrei anche decidere che metodologia adottare per le VIE (Valutazioni di Impatto Economico) della tesi ma non ci siamo. E’ da questa mattina che non faccio altro che refresh